.

Ogni individuo sia valorizzato in quanto persona e non per quello che produce

domenica 4 gennaio 2015

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ORDINARIA DEI SOCI


Prot. n.13 del 27/12/2014



Oggetto: convocazione Assemblea Ordinaria dei soci.



I soci dell’Associazione di Volontariato InHoltre sono convocati in Assemblea ordinaria presso la scuola elementare di S.Elia il 10/01/2014 alle ore 16.30 in prima convocazione e alle ore 17.00 in seconda convocazione per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:





1.     Lettura e approvazione verbale seduta precedente;

2.     relazione del Presidente;

3.     versamento quota sociale;

4.     elezione per il rinnovo del Consiglio Direttivo per il triennio 2015 – 2017.



Nel sottolineare l’importanza di questo incontro colgo l’occasione per inviare i miei più cordiali saluti.





Lazzaro (RC)  27 dicembre 2014





IL PRESIDENTE

(Pasquale Irto)




mercoledì 3 dicembre 2014

La tecnologia tema centrale della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità 2014

 



3 DICEMBRE 2014 | di  

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITA'

Dal 1992 il 3 dicembre si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Un appuntamento importante, che aiuta a riflettere sulla disabilità e ciò che sta intorno a essa. Le iniziative spaziano, giustamente, su tutti i temi possibili. La Giornata è però sempre a un tema particolare. Quella del 2014 riguarda “Lo sviluppo sostenibile: la promessa della tecnologia”. Un argomento fondamentale, che però non viene molto messo in luce nelle tante iniziative di oggi. Ecco le motivazioni delle Nazioni Unite su questa scelta (c.a.)
La tecnologia ha sempre influenzato il modo in cui vivono le persone vivono. La rivoluzione industriale ha inaugurato una nuova era della tecnologia, che ha sollevato gli standard di vita delle persone in tutto il mondo e il loro accesso a beni e servizi. Oggi, la tecnologia è integrata in ogni aspetto della vita quotidiana. L’emergere di tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha aumentato notevolmente la connettività tra le persone e il loro accesso alle informazioni, e ulteriormente cresciuto il tenore di vita.
E’ infatti cambiato il modo di vivere, lavorare e giocare. Tuttavia, non tutte le persone beneficiare dei progressi della tecnologia e dei più alti standard di vita. Ciò è principalmente perché non tutte le persone hanno accesso alle nuove tecnologie e non tutte le persone possono permettersele.
Ci sono più di 1 miliardo di persone che vivono nel mondo con una qualche forma di disabilità. In tutto il mondo, le persone con disabilità devono affrontare non solo le barriere fisiche, ma anche le barriere sociali, economiche e attitudinali. Inoltre, la disabilità è associata con il venti per cento della povertà globale, per la maggior parte in paesi in via di sviluppo. Nonostante sia la più grande gruppo di minoranza del mondo, le persone con disabilità, e in assoluto il tema della disabilità, sono rimaste in gran parte invisibili nei quadri di sviluppo tradizionale e dei suoi processi.
Dal 1992, la celebrazione annuale della Giornata Internazionale delle Persone con disabilità si propone di promuovere la comprensione delle tematiche della disabilità e di mobilitare il sostegno per la dignità, i diritti e il benessere delle persone con disabilità. Si cerca anche di aumentare la consapevolezza dei guadagni che deriveranno dall’integrazione di persone con disabilità in ogni aspetto della vita politica, sociale, economica e culturale.
Celebrare la Giornata internazionale delle persone con disabilità offre l’opportunità di aumentare ulteriormente la consapevolezza della disabilità come una questione di sviluppo trasversale. Il tema scelto quest’anno è “Sviluppo Sostenibile: La promessa della tecnologia” ed è legata al tempo, in quanto segna la conclusione del periodo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) nel 2015 e il lancio del nuovo quadro di sviluppo di obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).
La Giornata 2014 commemorazione servirà per sfruttare la potenza della tecnologia per promuovere l’inclusione e l’accessibilità per contribuire a realizzare la piena ed equa partecipazione delle persone con disabilità nella società e dare forma al futuro dello sviluppo sostenibile per tutti!
Il testo completo lo si può trovare a questo link: http://www.un.org/disabilities/default.asp?id=1620
 
Tratto da Invisibilicorriere.it 

sabato 8 novembre 2014

"Cosa devo fare, mamma?" Dopo di te.

“Cosa devo fare mamma?”, penso guardandomi allo specchio. “Cosa mi diresti di fare mamma?” modifico la frase, sempre guardandomi allo specchio. “Cosa mi avresti detto di fare mamma?” , la frase subisce ancora una modifica, ma i miei occhi rimangono fissi allo specchio, e l’immagine che vedo è sempre e solo la mia. Nessuna traccia di lei su quello specchio, e quella frase che non trova un tempo verbale adatto, perché il condizionale fai ancora fatica ad usarlo, per non parlare del passato. “E’ una questione di tempi verbali ?” ti chiedi, ma sai che non è così. E’ solo ciò che tu decidi di percepire dentro, è anche questa una scelta, difficile, terribile, sofferta, ma sempre di una scelta si tratta. Una fra le tante che devi affrontare nella vita. E mentre la tua mente pensa tutto questo, dentro senti che conosci la risposta alla tua domanda, e non ti importa più in che tempo verbale te la sei posta. Sai quello che lei ti avrebbe detto, e anche se non ne avrai mai la certezza, ti rendi conto che non è importante. Tu sei quello che sei anche grazie a lei, nel bene e nel male, e forse non hai più realmente bisogno di sapere che cosa lei ti avrebbe detto. Puoi davvero decidere da sola. Magari sbaglierai, ma è la tua scelta. Quante volte ha sbagliato lei, pensi. Quante volte non sei stata d’accordo su quello che lei ti diceva. E quante volte aveva ragione è hai fatto fatica ad ammetterlo, e quante avevi ragione tu e lei ti ha solo abbracciato forte.
Distogli lo sguardo dallo specchio e anche questo pezzettino di vita è stato vissuto. “Lo hai vissuto con lei o senza di lei? Potresti chiederti, ma non lo fai, perché non è importante, perché forse lo hai vissuto davvero con lei e senza di lei. Se togliamo la razionalità, quella che la nostra vita ci obbliga sempre ad usare, forse questa frase contraddittoria acquista un senso più grande. Un significato che va al di là di tutto e ha senso solo in quella parte non razionale di noi che a volte ci permette davvero di affrontare quelle difficoltà a cui la ragione non ha risposte.
Sabato presenterò a Milano il mio libro “Dopo di te” presso la Mondadori di Piazza Duomo alle 17.30, dove avevo presentato qualche anno fa anche “Cosa ti manca per essere felice”. Lei sarà lì e lo so perché porto dentro il ricordo del suo entusiasmo di quel giorno del 2011,  mentre teneva in mano il mio primo libro e accoglieva felice le persone che entravano nella sala. E sabato sarai ancora lì ad accogliere quelle che verranno. Ci sarai in un’altra forma, ci sarai sulla copertina del libro e sarai con me e con tutte le persone che ti hanno conosciuto, che ti vogliono bene e che ti conosceranno attraverso questo libro. Tu sorriderai felice e io lo farò con te. Non importa se è una sensazione reale o solo nella mia mente, ciò che conta è che possa dare quel “sollievo” che si cerca dopo un grande dolore. Quella spinta che ci aiuta a riscoprire la vita anche dopo che è finita.
Non si svela la fine di un libro, ma sento di volerlo fare e di volerlo condividere, perché non è una vera fine, anzi è proprio un vero e proprio inizio, il mio.
“Non mi sono abituata alla tua assenza, sai, mamma? più di ogni altra cosa continuo a desiderare di parlarti, come se tutto ciò che mi succede diventasse reale solo nel momento in cui te lo racconto. Non potendolo fare, l’ho scritto. L’ho scritto proprio a te, per cercare di dargli corpo, ed è stato molto complica- to, ma anche molto bello. Mi è sembrato di averti accanto in ogni momento. A volte mi sono trovata a girarmi per vedere che non fossi veramente appostata alle mie spalle, mentre scrivevo al computer. A volte ti ho sentita così vicina, da essere sicura che stavo facendo la cosa giusta. ti piaceva che scrivessi, e ti sarebbe piaciuto se avessi trova- to il modo di raccontare la tua storia. Non te l’avevo pro- messo, ma era una specie di sogno rimasto nell’aria, che la malattia e la tua nuova voce, fioca e affaticata, ci avevano costretto a mettere da parte.
Be’, io adesso la sento, la tua voce. Sento te.
Sento risuonare con le mie corde più profonde il tuo desiderio di fare della mia vita un capolavoro, e ancora una volta ho scelto di raccogliere il tuo invito. Non c’erano partenze da affrontare, palcoscenici da calcare, incontri da tenere. Mi hai chiesto di sfidare il mio dolore, passarci attraverso e uscirne più forte. Come avevi fatto tu.
Mi hai chiesto di essere all’altezza del tuo esempio. Voglio riuscirci.”
7 Novembre 2014 | di Simona Atzori
Tratto da Invisibili.corriere.it

mercoledì 15 ottobre 2014

Diversi da chi?

Un ritratto del fotografo statunitense Rick Guidotti: la ragazza ha un disordine genetico, detto Idic 15.
«Cambia il modo di guardare e vedrai che tu stesso cambierai». È il motto di un fotografo americano, Rick Guidotti, che ha rovesciato la sua vita prima di rovesciare dietro l’obiettivo i canoni estetici. Un giorno immortalava Cindy Crawford, un altro ha chiuso con il fashion ed è passato a ritrarre albini, bimbi con sindrome di Down e altri disordini genetici.
«Cambia il modo di guardare e vedrai che tu stesso cambierai». Per quel criminale di 24 anni che ha seviziato con una pistola ad aria compressa un ragazzino di 14 al grido di «ciccione» si spera che siano le sbarre della galera a mutare la prospettiva.
Ma senza arrivare a quella violenza, quante volte vi è capitato di sfuggire un obeso, un uomo menomato, un diverso? Domenica scorsa ero in un bar con i miei due figli. Al tavolo è arrivata una donna sulla sedia a rotelle, trascinata da un’infermiera. Non muoveva le mani, non parlava. L’assistente le mostrava un cartello e dal movimento delle pupille decifrava le sue scelte per il menù. C’è stato un momento in cui ho pensato di spostarmi, un istinto di protezione becero del mio sandwich e della sensibilità dei bimbi. Finché, saltellando, si è avvicinato il figlio della signora, avrà avuto otto, nove anni. Le prendeva la mano, la imboccava, le raccontava dei compiti e del film che avrebbe visto al cinema di pomeriggio. E gli occhi della madre sorridevano. Potenza dell’amore.
E adesso guardate la ragazza della foto sopra. Ha un cromosoma 15 ridondante, troppo Dna che procura disturbi motori, cognitivi, comportamentali, epilessia. La sua sindrome è rara e si chiama Idic15.  Eppure è radiosa. Questo cerca Guidotti con la sua organizzazione, Positive Exposure, nata nel 1997: trasformare con foto e video la percezione che i cosiddetti normali hanno delle persone con differenze genetiche, fisiche e mentali.
Annelie, studentessa tedesca affetta da orticaria cronica, nella foto di Rick Guidotti per la campagna Skin Impression.
Adesso nel mirino della sua macchina sono finiti 14 pazienti con problemi di psoriasi e di orticaria cronica spontanea. Sono persone che alla malattia della pelle aggiungono depressione, ansia, frustrazione. Perché gli ignoranti in circolazione non si contano, convinti che uno con le chiazze o le bolle sia contagioso. E oltre al fastidio e al prurito c’è una vita da appestati. I 14 posano sorridenti, vogliono comunicare dignità, coraggio, fiducia.
Se anche il messaggio arrivasse a un solo malato sarebbe una conquista. E non mi scandalizza che gli scatti facciano parte della campagna Skin impression, promossa da Novartis anche per lanciare un nuovo principio attivo contro la psoriasi (per la cronaca, secukinumab). La casa farmaceutica fa un’operazione di marketing ma finanzia anche una buona causa.
Guidotti fotografa e gira il mondo. Cercando di rivoluzionarlo almeno un po’. A me interessano i suoi ritratti e le sue parole: «Attraverso l’arte noi vogliamo mostrarvi le persone oltre le loro differenze. La pietà deve sparire. La paura deve sparire. Il comportamento deve cambiare. I bambini che fotografo hanno bisogno di essere visti come i loro genitori li vedono, come i loro amici li vedono. Come parti importanti e positive della società. Come bellezza».
Diversi da chi? Da quel disgraziato che ha torturato il quattordicenne? Sì, diversi. Per fortuna.

Nello scatto di Guidotti per Skin Impression, Fernanda, in posa con il marito: brasiliana, architetto, è affetta da orticaria cronica spontanea (CSU).
Tratto dal blog: IoDonna.it

martedì 7 ottobre 2014

La bellezza di un papa che ammira la diversità.

Quel Papa circondato dalle carrozzine ci resterà dentro per un bel pezzo. La carezza a quel bambino che di carezze nella sua vita non ne darà mai perché è nata senza braccia, non se ne andrà più via. È stato il giorno di San Francesco più bello di sempre, perché San Francesco avrebbe fatto esattamente così. I presunti grandi erano ad Assisi a farsi riprendere dalle telecamere, Papa Francesco era a San Pietro in mezzo al mondo dello sport paralimpico.
Diversamente Papa: d’ora in poi, noi lo chiameremo così: perché noi non avevamo mai avuto modo di vedere tanta tenerezza, mai avevamo avuto modo di leggere tutta questa attenzione verso i più piccoli.
Certo: nella “giornata dello sport paralimpico dal Papa” non sono mancate le storture tipicamente italiane. Perché certe cose fanno parte del nostro dna e davvero non ce la facciamo ad evitarle. E quindi abbiamo visto troppi dirigenti con giacca e cravatta in prima fila, troppa gente che non c’entrava nulla, troppe facce in cerca di telecamere. Ma chissenefrega, almeno per una volta.
Teniamoci l’entusiasmo di Margherita, otto anni e una mano sola, che ha portato a Roma la sua gioia di vivere e la genuinità dei suoi compagni di classe. Già, perché la piccola Marghe ha consegnato al Papa una lettera scritta insieme a tutti i suoi amici: “Francesco, ti aspettiamo qui da noi. Se non puoi venire ti lasciamo i nostri numeri di telefono (seguono i numeri di tutti i bambini). Ma se riesci a venirci a trovare, per noi sarebbe meglio il mercoledì”. Giù il cappello.
Teniamoci i brividi di Daniele Cassioli, non vedente e campione del mondo di sci nautico: perché lui il Papa l’ha annusato, l’ha sentito, l’ha visto a modo suo e ora saprebbe raccontarlo meglio di chiunque altro se qualcuno si prendesse la briga di chiederglielo.
Teniamoci le urla dei ragazzi della Canottieri Gavirate, contenti di esserci stati anche se alla fine il Papa è passato lontano da loro e non sono riusciti a salutarlo per bene.
Teniamoci il nostro Roberto Bof, che ieri sera ha iniziato a raccontarci la giornata con muso perché l’organizzazione non è stata quella che lui si aspettava. Ma poi quel muso si è trasformato prima in un sorriso e poi in occhi lucidi quando si è messo a parlarci dei suoi bambini e delle loro emozioni. E noi gli vogliamo bene proprio per questo.
Teniamoci la frase che ha detto il Papa: «La disabilità che sperimentate si trasforma in un messaggio di incoraggiamento per tutti coloro che vivono situazioni analoghe alle vostre, e diventa un invito a impegnare tutte le energie per fare cose belle insieme. Superando le barriere che possiamo incontrare intorno a noi, e prima di tutto quelle che ci sono dentro di noi».
Leggiamole bene, queste parole: e teniamole a mente perché verranno buone ogni volta che toccherà rispondere per le rime a chi si ostinerà a trattare la diversità come un ostacolo.
E teniamoci stretto quest’uomo grande, al di là del credo di ognuno di noi: la bellezza non ha confini, la semplicità non ha colori,l’emozione non ha religione. San Francesco, finalmente, è di tutti.
Francesco Caielli
Tratto da La Provincia di Varese

sabato 20 settembre 2014

Parchi inclusivi: il gioco, un diritto di tutti.

di DANIELA RASPA (NEXTA)
Immaginate un bel tavolo imbandito con torte di cioccolato, pasticcini e leccornie di ogni tipo; immaginate di essere golosi ma di non poter toccare nulla, nemmeno una piccola caramella: è simile a questa la frustrante e triste sensazione che un bambino disabile prova trovandosi di fronte ad uno dei tanti parchi gioco delle nostre città, pensati esclusivamente per i bambini normodotati e anzi, spesso, poco sicuri anche per loro, specialmente per i più piccoli.
Eppure, nei giardini pubblici tutti dovrebbero avere gli stessi diritti e le stesse possibilità. Un bambino in carrozzella che guarda sconsolato i coetanei che si divertono mentre lui non può accedere allo scivolo per via della ripida scaletta a pioli è uno spettacolo che nessuno vorrebbe vedere: e basta una rampa al posto della scaletta, per fare in modo che questo accada.
parchi inclusivi non sono parchi pensati apposta per i bambini disabili, ma piuttosto parchi che consentono a tutti i bambini, con abilità e capacità differenti, di giocare insieme ed interagire tra loro, utilizzando gli stessi giochi che sono nel parco. Opportunità spesso impedita già dalla struttura stessa del luogo per via, ad esempio, del terreno dissestato, dei punti d’accesso stretti, gradini, etc.
giochi inclusivi, poi, sono giochi non meno divertenti di quelli tradizionali, anzi. Uno scivolo doppio non toglie nulla ai bambini normodotati, ma consente a chi ha bisogno di un aiuto di poterne usufruire e a due amichetti di scendere mano nella mano. Un’altalena a cesta, una pavimentazione antitrauma, un gioco a molla con protezioni posteriori e laterali o i pannelli sensoriali sono bellissimi giochi pensati per essere utilizzati da tutti, bambini normodotati e con disabilità,divertendosi insieme in maniera felice e spensierata. 
Tratto da www.lastampa.it 



sabato 13 settembre 2014

Giusy Versace a Ballando con le stelle.

Di Claudio Arrigoni
Le sfide sono quelle che rendono la vita affascinante. Ti dicono: “Uhm… ma sei sicura di potercela fare?” E allora cresce ancora di più la voglia di provare. Lo avrà pensato anche lei stessa: “Ci riuscirò?” Ma lei sa che l’importante non è quello, ma mettersi in gioco con tutta se stessa. Gielo ha insegnato la vita prima e lo sport poi. Così, Giusy Versace, sprinter paralimpica, ha deciso di accettare una proposta di quelle che possono cambiare la vita, e non solo la tua: sarà una delle concorrenti della decima edizione di Ballando con le Stelle, lo show di punta dell’autunno di Rai1. Lei, senza gambe, amputate appena sotto il ginocchio dopo un incidente sulka Salerno-Reggio Calabria nel 2005, quando aveva 28 anni, fra le regine di uno spettacolo dove si guarderanno soprattutto quelle.“Insieme alle gambe credevo di aver perso anche una parte della mia femminilità. Ho sempre considerato le gambe come la parte più femminile di me, perdendole ho iniziato a vedermi come un piccolo mostro”, scriveva poco più di un anno fa,proprio qui su InVisibili, in un bellissimo post, nel giorno della Festa della Donna, in cui raccontava la sua “vita senza i tacchi a spillo”: “Col tempo ho imparato ad apprezzare e valorizzare ciò che di me era rimasto, senza perdere troppo tempo a pensare a ciò che non avevo più”. Giusy a Ballando con le Stelle sarà una presenza importante. Dove si puntano gli occhi nel ballo? Sulle gambe, sui piedi e sui loro movimenti. Milioni di persone a vedere che si può fare (e siamo sicuri che Giusy lo farà anche bene…) anche se le gambe non sono quelle solite, ma pezzi di metallo che le hanno sostituite. Saper superare i luoghi comuni e modificare il modo di pensare: Giusy ci è abituata da quando, qualche anno fa ha deciso che voleva correre, con quelle protesi che Oscar Pistorius aveva mostrato al mondo. Saper mostrare e guardare le abilità. Eco il messaggio. Lo sport paralimpico aiuta in questo. L’arte e lo spettacolo anche. Per questo la scelta di Milly Carlucci e degli autori di Ballando è di quelle importanti. Già hanno avuto proprio Pistorius a danzare uh tango come ospite. E nella edizione americana di Dancing with the Stars, appena conclusa, è giunta seconda Amy Ourdy, splendida atleta dello snowboard a Sochi 2014, anche lei amputata alle gambe, che è stata straordinaria. Giusy entrerà nelle case di milioni di persone, sorridendo come lei sa fare, e mostrerà che sì, si può fare.
Tratto da invisibili corriere.it